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Biblioteca "Bartolomeo Barbieri" - cenni storici

biblioteca_BNI Cappuccini arrivano a Reggio Emilia il 26 dicembre 1571 e il 6 gennaio 1574 posano la prima pietra del convento vicino a porta Santa Croce, nell’attuale via Ferrari Bonini. I frati si dotano di un patrimonio librario che serve a tutta la comunità, aiutati in questo anche dalla regola dell’ordine che prevede, proprio in base al voto di povertà, di non possedere cose proprie; infatti, storicamente, i libri tenuti in uso dai frati vengono lasciati comunque al convento. Il patrimonio librario è naturalmente in prevalenza “ecclesiastico”, perché risponde alle esigenze di una comunità religiosa impegnata nella predicazione. Il catalogo più antico è quello del 1792, steso con tutte le regole della biblioteconomia del tempo, che si limita a fornire il nome dell’autore, il titolo abbreviato e il numero dei volumi. Complessivamente all’epoca i volumi sono 4.637 volumi, così suddivisi: Ascetici (513), Theologi - Morales (350), Philosophi (273), Canonico - Legales (364), Concionatorii Et Catechistae (304), Sancti Patres (304), Biblici Et Exegetici (437), Theologi - Scolastici Et Historici (772), Grammatici Et Philologi (390), Rituales Et Vitae Diversae (192), Prhoibiti (263).

 

Nella sua forma attuale la Biblioteca "Bartolomeo Barbieri" di Reggio Emilia nasce dall’insieme di vari fondi che nel susseguirsi del tempo accrescono il patrimonio librario. Il primo nucleo della Biblioteca è costituito con il fondo del convento di Reggio Emilia che riguarda i secoli XVI - XVIII. Ma è solo dalla fine della prima guerra mondiale che la Biblioteca si sviluppa, prima con P. Leonardo da Pontremoli, che acquista ben 400 volumi e ne fa rilegare altrettanti, poi con padre Domenico Manfredini da Montecuccolo, che dà un nuovo impulso alla Biblioteca, l’amplia e acquista opere di valore.

Questo periodo vede la donazione di importanti fondi librari (anche da parte di privati cittadini) come, ad esempio, quelli dell’agronomo reggiano Giuseppe Cagnoli nel 1913, del prof. Carlo Casali nel 1933, del prof. Ferrari, del can. Borghi e di don Corsi. Si ha, così, nella metà degli anni Trenta una Biblioteca che pone i cappuccini al centro del movimento culturale cittadino.

 

Nel 1936 viene affidato a padre Michelangelo Bazzali, diplomato in Biblioteconomia ed archivistica presso la Biblioteca Vaticana, l’incarico per il riordino e la schedatura del materiale bibliografico, ma il compito viene interrotto per la partenza del religioso come missionario in Etiopia nel 1939; P. Bazzali lascerà alla biblioteca la "sua" cospicua collezioni di libri. L’abbandono del programma prima e la seconda Guerra mondiale poi, col bombardamento della biblioteca l’8 gennaio 1944, riportano la Biblioteca stessa ad uno stato pietoso. Praticamente è necessario ricominciare tutto daccapo. E si ricomincia un decennio più tardi, con la nomina di padre Michelangelo Bazzali a direttore e padre Osvaldo Ferretti a vicedirettore della biblioteca.

Intanto vi era giunta nell’estate del 1952 l’intera raccolta libraria, ben ventimila volumi, di padre Placido Piombini, originario di Pavullo, pubblicista, oratore, appassionato studioso di storia francescana, ammiratore della scuola platonico agostiniana e del Rosmini, polemista impetuoso.

 

Gli anni che vanno dal 1955 al 1957 segnano la ripresa e il riordino della biblioteca, con una provvisoria suddivisione e collocazione delle opere, l’acquisto di opere importanti riguardanti la storia dell’arte, la letteratura e le scienze. Si inizia anche una schedatura, ma il tutto viene interrotto con lo spostamento del direttore e del vicedirettore al convento di Parma.

 

Si dovrà attendere il settembre del 1961 perché con nuova impostazione si possa giungere ad una sistemazione di tutto il materiale. Nel decennio che va dal 1961 al 1972 si costituisce la Biblioteca vera e propria, che prenderà il nome di Biblioteca Provinciale. Padre Osvaldo Ferretti, divenuto direttore, coadiuvato da un’équipe di collaboratori, riuscirà a raggiungere l'obiettivo di aggiornare la biblioteca e di portarla a livelli biblioteconomici moderni. Per spiegare meglio il lavoro fatto in questo decennio, basti pensare che alla fine del 1972 abbiamo 220.000 schede bibliografiche suddivise per autore e soggetto, 100.000 volumi, la costituzione di alcuni fondi di estrema importanza: fondo di storia locale, fondo bodoniano, fondo rosminiano, fondo di francescanesimo, fondo delle cinquecentine. Inoltre, abbiamo l’intera ristrutturazione della Biblioteca, con la costruzione di una sala di consultazione e la sistemazionedi una nuova scaffalatura che porta la biblioteca a complessivi 3800 metri lineari.

 

Nei vent’anni successivi, non ci saranno cambiamenti sostanziali della biblioteca, verrà incrementata la raccolta libraria nei suoi fondi principali e saranno messe in atto alcune iniziative culturali, con la pubblicazione di varie opere: "Le cinquecentine della biblioteca provinciale cappuccini in Reggio Emilia" (1972), la Mostra delle "cinquecentine" (1972), "La biblioteca dei cappuccini in Reggio Emilia" (1972), la Mostra "Manzoniana" (1973).

 

Bisogna dare merito a padre Osvaldo Ferretti di aver pienamente inserito la Biblioteca nella vita della città. Infatti, strinse rapporti di amicizia e collaborazione con gli esponenti delle istituzioni culturali della medesima. Fu anche socio della Deputazione di Storia Patria. Dopo 35 anni di instancabile attività, padre Osvaldo Ferretti nel 1997, a causa di seri problemi di salute che andavano evidenziandosi, deve lasciare la direzione della Biblioteca. Dal 1997 al 1999 le funzioni vengono prese dal ministro provinciale padre Paolo Grasselli.

 

Con il Capitolo del 1999 diviene direttore padre Raffaele Russo. Si deve a lui la nuova ristrutturazione e lo spostamento della Biblioteca in un’altra ala del convento; il trasloco dei volumi inizia nell’aprile del 2001, con l’aiuto di alcuni volontari e degli studenti di Scandiano, Bologna e di Santarcangelo di Romagna.

 

I libri vengono tutti spolverati e sistemati nei nuovi scaffali nel giro di circa 6 mesi, anche se la biblioteca rimane chiusa al pubblico fino all’ottobre del 2005, tempo necessario per risistemare e rischedare tutta la sala di consultazione e molti dei volumi che non era stato possibile ricollocare.

Cogliendo la necessità di questa nuova rischedatura, nel 2002 la biblioteca viene dotata di computers e si inizia la catalogazione elettronica entrando a far parte del Catalogo Collettivo delle Biblioteche Cappuccine Italiane con il programma IBIS, anche per farla conoscere e renderla fruibile ad una utenza più ampia. Si continua ad incrementare ed aggiornare i fondi più cospicui come quello di francescanesimo, storia locale, filosofia, letteratura e arte. In questi anni, grazie all’interessamento del direttore, donano volumi alla biblioteca diverse istituzioni culturali e personaggi di spicco del mondo reggiano come, ad esempio, l’Accademia Nazionale di scienze, lettere e arti di Modena (carteggio di Lazzaro Spallanzani e tutte le sue opere), Gino Badini, direttore dell’Archivio di Stato di RE (volumi di archivistica e storia locale), Ugo Bellocchi professore e studioso di storia locale. Nel contempo si provvede a fare una prima selezione ed eliminazione di quei volumi schedati in più copie o non attinenti alla specificità della Biblioteca.  Nel triennio 2002-2005 vengono acquistati circa 5.000 volumi.

 

Con l’unificazione delle Province Cappuccine di Parma e Bologna, avvenuta nel marzo 2005, e la nomina del nuovo direttore frate Carlo Muratori, si decide per la costituzione di una unica Biblioteca provinciale con due sezioni a Bologna e Reggio Emilia dove viene avviato un riordino completo di tutti i fondi librari con la estrapolazione delle edizioni del XVI e XVII sec. che vengono collocate nella sede di Bologna.

Dal 2007 la Biblioteca è entrata a far parte del Polo delle Biblioteche Ecclesiastiche ( PBE ); i volumi vengono catalogati in formato elettronico e sono visibili sul Sistema Bibliotecario Nazionale ( SBN ).

Dal 2016 il responsabile della Biblioteca è Padre Prospero Rivi, responsabile istituzionale della Biblioteca e del Museo Provinciale dei Frati Minori Cappuccini dell'Emilia Romagna  

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